Proposte fiscali di Assonime e Borsa Italiana per stimolare gli investimenti azionari
In Breve
- Quali sono le proposte di Assonime e Borsa Italiana?
- Proposte fiscali per incentivare gli investimenti azionari, tra cui conti di risparmio con tassazione ridotta.
- Come si articolano le nuove misure fiscali?
- Le misure includono tassazione minima sui conti di investimento e estensione del bonus IPO.
- Qual è l'obiettivo di queste proposte?
- Rivitalizzare il mercato dei capitali e aumentare la partecipazione delle famiglie italiane negli investimenti azionari.
Per incentivare un maggior afflusso di risparmio verso il mercato azionario, Assonime e Borsa Italiana hanno elaborato un pacchetto di proposte fiscali da inserire nella prossima legge di bilancio. Queste iniziative si inseriscono in un contesto di rinnovati sforzi per rivitalizzare il mercato dei capitali, che include un manifesto per lo sviluppo del mercato, un fondo gestito da Cdp per sostenere le PMI quotate, semplificazioni regolamentari e riforme del TUF. La necessità di tali misure è accentuata dalla scarsità di nuove quotazioni e dalla bassa incidenza degli investimenti diretti in azioni da parte delle famiglie italiane, rispetto al PIL, in un contesto in cui si registra una prevalenza di investimenti obbligazionari, in particolare in titoli di Stato.
Il primo intervento proposto riguarda i conti di risparmio e investimento (SIA, Savings & Investments Accounts), con due possibili trattamenti fiscali. La modalità più semplice prevede una tassazione minima dello 0,7% annuo sul valore medio dell’investimento, in alternativa alle imposte su capital gain e dividendi, e l’esenzione dall’imposta di successione, simile a quanto applicato a BoT e BTp. Per accedere a questa semplificazione, i conti dovrebbero avere almeno il 70% degli investimenti in azioni italiane ed europee, essere investiti direttamente o tramite fondi e risultare tariffati su importi calibrati al risparmiatore: fino a 50mila euro per il primo anno, con incrementi annuali di 20mila euro fino a un massimo di 200mila euro, senza vincoli temporali. La gestione fiscale del conto sarebbe a carico dell’intermediario.
È prevista inoltre una franchigia esentasse per i primi 10mila euro di investimento, elevata a 20mila euro per i giovani fino a 35 anni. Un secondo elemento del dossier mira a rendere più esteso e strutturale il cosiddetto bonus IPO, attualmente riservato alle imprese con fatturato fino a 50 milioni di euro. La proposta è di estendere il sostegno, tramite crediti d’imposta, anche alle imprese con capitalizzazione di mercato fino a 1 miliardo, coprendo non solo parte delle spese iniziali di quotazione, ma anche i costi successivi legati alla permanenza in listino e agevolando fiscalmente il passaggio tra segmenti di mercato, per esempio dal segmento growth al circuito principale.
Infine, sul fronte delle ricapitalizzazioni, si propone di introdurre agevolazioni fiscali sia per gli investitori in azioni di nuova emissione, mediante crediti d’imposta, sia per le imprese, tramite meccanismi di deduzione dalle imposte societarie per alcuni anni dopo la ricapitalizzazione. L’intento complessivo è quello di avvicinare il trattamento fiscale della raccolta di risorse sul mercato azionario a quello del debito, i cui interessi godono della deducibilità fiscale, per connettere più efficacemente risparmio e economia reale.
