Economia

Ritorno al Centralismo: Le Nuove Direttive della Politica Economica Italiana

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In Breve

Quali sono le recenti riforme nella politica economica italiana?
Le riforme recenti hanno spostato poteri e risorse verso un coordinamento nazionale, modificando la gestione delle politiche di coesione e introducendo nuove misure di sviluppo territoriale.
Cosa sono le Zone Economiche Speciali (Zes)?
Le Zes sono aree del Mezzogiorno con incentivi fiscali e semplificazioni amministrative, ora accorpate in una Zes unica che include l'intero territorio meridionale.
Qual è il ruolo di Porti d’Italia S.p.A. nella governance portuale?
Porti d’Italia S.p.A. è una nuova società pubblica incaricata di pianificare investimenti infrastrutturali strategici nei porti di interesse nazionale e internazionale.

Negli ultimi anni, la governance della politica economica italiana ha intrapreso un significativo processo di riaccentramento, spostando poteri e risorse dal livello regionale e locale verso un coordinamento nazionale più forte. Tra il 2023 e il 2024, sono state approvate riforme chiave che hanno trasformato la gestione delle politiche di coesione e degli strumenti di sviluppo territoriale, orientandole verso un modello di coordinamento centrale, ispirato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La riforma della coesione, sancita dal D.L. 60/2024, ha completato il trasferimento del baricentro decisionale, mentre il Decreto Sud (D.L. 124/2023) ha introdotto misure di sviluppo territoriale supportate anche da fondi nazionali. Tra le novità più rilevanti ci sono le Zone Economiche Speciali (Zes), inizialmente otto aree del Mezzogiorno istituite nel 2017 con un approccio bottom-up, caratterizzate da incentivi fiscali e semplificazioni amministrative.

Dal 2024, queste otto Zes regionali sono state accorpate in una Zes unica che comprende l’intero territorio del Mezzogiorno, includendo anche Marche e Umbria. La governance è ora centralizzata presso la Presidenza del Consiglio, permettendo alle imprese di beneficiare di crediti d’imposta per investimenti e procedure autorizzative semplificate per l’avvio, l’ampliamento o la riconversione di stabilimenti produttivi. Si sta inoltre discutendo l’estensione delle Zes a livello nazionale.

In ambito portuale, è attualmente in esame il disegno di legge n. 2925, che ridefinisce la governance e la catena decisionale della strategia marittima italiana. Questa proposta prevede la creazione di Porti d’Italia S.p.A., una società pubblica incaricata di pianificare e realizzare investimenti infrastrutturali strategici negli scali di interesse nazionale e internazionale. Le Autorità di sistema portuale manterrebbero la gestione amministrativa, la regolazione locale e i servizi di manutenzione ordinaria.

Il disegno di legge prevede anche la costituzione di un Fondo per le infrastrutture strategiche del trasporto marittimo, alimentato da quote delle entrate portuali, con il trasferimento di parte delle risorse generate localmente verso un livello di gestione nazionale. Queste riforme delineano quattro elementi chiave: un riaccentramento di potere e risorse verso il centro; un passaggio da un approccio bottom-up a uno top-down; un’enfasi sull’efficienza e il coordinamento per ridurre la frammentazione; e un’applicazione trasversale che coinvolge sviluppo locale, politica industriale e infrastrutturale.

Se da un lato l’obiettivo di un maggior coordinamento nazionale può essere condivisibile, dall’altro il dibattito si concentra sulle modalità di attuazione. Il ritorno a un modello più centralizzato solleva interrogativi sul funzionamento della governance multilivello, sia a livello nazionale che europeo, e sulla capacità delle politiche basate sui territori di cogliere le specificità locali. Tuttavia, questo approccio potrebbe aumentare la capacità di intervento del governo e la reattività di fronte a emergenze.

redazione

Redazione di Rassegna Economia.

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