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Crisi dell’industria siderurgica canadese: il peso dei dazi USA sull’acciaio

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In Breve

Qual è l'impatto dei dazi USA sull'acciaio canadese?
I dazi USA hanno causato una significativa diminuzione della produzione e delle esportazioni di acciaio in Canada.
Cosa ha fatto il Canada in risposta ai dazi?
Il Canada ha attivato contromisure su oltre 300 prodotti, raddoppiando le tariffe fino al 50%.
Quali aziende sono maggiormente colpite?
Algoma e altri produttori come Ivaco e Gerdau Nord America stanno affrontando gravi difficoltà.

L’industria siderurgica canadese sta attraversando una fase critica, in gran parte a causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. L’acciaio è stato il principale fattore di conflitto nei negoziati per il rinnovo dell’UMSCA, portando all’introduzione di misure tariffarie da entrambe le parti. Il 8 settembre, il Canada ha attivato contromisure su oltre 300 prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, raddoppiando le tariffe fino al 50%.

A un anno dall’implementazione della Section 232, che ha imposto dazi del 50% sulle importazioni di acciaio negli Stati Uniti, l’industria siderurgica canadese ha mostrato segnali di forte sofferenza. Secondo i dati, la produzione d’acciaio in Canada è diminuita del 15% a maggio rispetto all’anno precedente, con un calo progressivo annuo del 14%. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate, registrando una diminuzione del 31% nel 2025 e un ulteriore calo del 55% nei primi tre mesi del 2026, contribuendo significativamente alla contrazione produttiva.

Tra le aziende più colpite, Algoma, con una produzione di 2,2 milioni di tonnellate, è emersa come il principale fattore del calo degli indici nazionali. Esponendosi per circa la metà dei suoi prodotti al mercato statunitense, Algoma ha anticipato la chiusura degli altiforni a gennaio e sta investendo circa 1 miliardo di dollari canadesi in nuovi impianti a forno elettrico. Le previsioni per Algoma indicano un Ebitda negativo nel 2026, dopo un Ebitda adjusted negativo di circa 450 milioni al 31 marzo. Inoltre, il titolo ha perso circa il 30% del suo valore da maggio dell’anno scorso, con speranze di ritorno al breakeven nel 2027 grazie all’avvio dei nuovi impianti.

Anche altri produttori, come Ivaco e la divisione canadese di Gerdau Nord America, stanno affrontando difficoltà. Tuttavia, alcuni gruppi riescono a resistere grazie alla natura dei mercati di destinazione finale e alle politiche di Buy Canadian introdotte dal governo canadese a metà dicembre. L’acciaieria di ArcelorMittal a Montreal, specializzata in prodotti lunghi per edilizia e infrastrutture del Canada orientale, è rimasta sostanzialmente indenne, sebbene abbia chiuso un laminatoio a giugno per concentrare la produzione in un unico hub. Il direttore finanziario Genuino Christino ha dichiarato che i dazi USA costano al gruppo 150 milioni di dollari a trimestre.

Dofasco, un altro attore del settore, ha registrato un progresso del 3% su base annua grazie a contratti di fornitura a lungo termine per i distretti automobilistici dell’Ontario. Lo stabilimento Lake Erie di Stelco, rilevato da Cleveland Cliffs, ha orientato la sua produzione verso il mercato interno per colmare il vuoto d’offerta lasciato dalla riduzione delle importazioni statunitensi, rinunciando però a margini più elevati, il che ha portato a una maggiore volatilità e pressione sulla marginalità del gruppo americano.

Il futuro dell’industria siderurgica canadese appare incerto, con nuove stratificazioni e vincoli, già varati o attesi a partire dal 2027, che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del settore. La crisi attuale non solo mette a rischio la produzione, ma anche l’occupazione e la stabilità economica di un’intera industria.

redazione

Redazione di Rassegna Economia.

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